Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Alfredo Mantovano, è intervenuto alla conferenza stampa di bilancio dell’evento giubilare, che si è tenuta presso la Sala Stampa della Santa Sede.
Oltre al Sottosegretario, alla conferenza stampa hanno partecipato: Mons. Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione; Roberto Gualtieri, Commissario Straordinario di Governo e Sindaco di Roma; Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio; Lamberto Giannini, Prefetto di Roma.
Di seguito il testo dell’intervento del Sottosegretario Mantovano.
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Grazie a Mons. Fisichella per aver voluto questo momento di sintesi conclusiva. Saluto tutte le autorità presenti, il Sindaco, il Presidente della Regione, il Prefetto, l’ambasciatore Di Nitto e tutti i giornalisti.
Mentre siamo impegnati in quest’incontro con voi, con i media, un C-130 si sta levando in volo dall’aeroporto di Sion per condurre in Italia le salme di sei ragazzi – età media 16 anni -, morti nel rogo di Crans Montana.
Confesso una certa difficoltà nel sintetizzare un bilancio del Giubileo, per la parte che mi compete ovviamente, se pensiamo a quegli adolescenti periti in modo così assurdo tra le fiamme, insieme con altri 34 giovani, se pensiamo al dolore dei loro genitori, se pensiamo a chi da 4 giorni lotta in ospedale fra la vita e la morte con gravi ustioni. È una difficoltà che cresce riflettendo sulle guerre che non hanno conosciuto sosta durante l’anno giubilare, e che sono ancora in corso – e anzi come abbiamo visto l’anno solare non è iniziato sotto i migliori auspici -, riflettendo sulle vittime dei conflitti, soprattutto i bambini, riflettendo sui morti innocenti delle persecuzioni a causa della fede.
E però, al di là dei numeri, al di là dei confronti con precedenti Anni Santi che hanno riempito le pagine dei giornali in queste ultime ore, al di là degli sforzi organizzativi, al di là dell’elenco degli eventi, proprio il Giubileo, per quello che è stato nella sua sostanza più vera, consente se non di superare, quanto meno di non censurare, e anzi di prendere sul serio la difficoltà che ho appena denunciato.
Perché decine e decine di corpi di adolescenti bruciati mettono di fronte a interrogativi che sembrano non trovare risposta, chiamano in causa il senso della vita, la ragione delle sofferenze, il trovarsi da un momento all’altro di fronte a un abisso.
Sono le domande che, in modo più o meno consapevole, hanno animato il pellegrinaggio dei tantissimi che hanno varcato la Porta Santa in questi dodici mesi. Sono le domande che in particolare hanno spinto a Roma centinaia di migliaia di adolescenti e di giovani, tra fine luglio e inizio agosto, come ricordava Mons. Fisichella: centinaia di migliaia di adolescenti e di giovani i quali hanno scelto di dedicare un periodo dell’anno in cui in genere si fa vacanza per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte del vuoto quotidiano, per concentrarlo su interrogativi cruciali, per non accontentarsi di risposte superficiali davanti alla loro sete di spiritualità e in taluni casi, per maturare decisioni importanti sulle loro vite.
C’è chi, operando un bilancio del Giubileo, ha paventato il rischio di un suo riduzionismo a una sorta di versione confessionale dell’Expo, un’occasione – a scadenze ricorrenti – per realizzare opere per le quali non sono sufficienti le risorse e i tempi ordinari.
Le opere sono state realizzate, in tempi inferiori a quelli consueti – anche questo lo ricordava Mons. Fisichella -, e certamente resteranno per la fruizione dei romani e di chi viene a Roma. Ma il nostro target non erano le opere in sé e per sé, bensì in quanto funzionali a rendere più agevole il pellegrinaggio.
E fra ciò che rimane oltre la scadenza dell’anno giubilare – in quella che potremmo definire l’eredità del Giubileo – vi è un metodo civile di condivisione del lavoro, nonostante il differente orientamento politico delle singole istituzioni: quello che non a caso, veniva ricordato qualche istante fa, è stato definito il “metodo Giubileo”.
Quando come governo ci siamo insediati, – si era a fine ottobre del 2022 -, il Giubileo 2025 esisteva solo “sulla carta”, e noi proprio fisicamente ci siamo trovati di fronte a due esigenze: fare bene e fare presto. E abbiamo raccolto la sfida seguendo un metodo di lavoro che rendesse efficace il gioco di squadra tra i tanti soggetti coinvolti, non sono solo quelli rappresentati a questo tavolo: la cabina di regia è stata composta in modo stabile da non meno di un centinaio di Enti rappresentati.
Quali sono gli elementi fondanti del “metodo Giubileo”?
Primo. L’amministrazione statale deve il più possibile “coordinare” piuttosto che “dirigere” le altre amministrazioni e gli altri enti, anche privati, a vario titolo coinvolti nella realizzazione di interventi pubblici complessi.
Secondo. Le riunioni di coordinamento interistituzionali – come quelle della cabina di regia – devono risolvere i problemi, non crearli, e già questo è una deroga significativa rispetto a ciò che accade diciamo non sempre ma con una certa frequenza nelle amministrazioni nelle quali siamo inseriti. La cabina di regia ha avuto un taglio pratico e operativo: ha indicato obiettivi specifici, ha distribuito i compiti, ha verificato a cadenza regolare lo stato dei lavori – se non ricordo male ci sono stati 18 incontri della cabina di regia, quindi la media di poco più di uno al mese -, ha definito le soluzioni adeguate per superare gli ostacoli emersi in caso di stasi o di rallentamenti.
Terzo pilastro. Ciascuno dei soggetti coinvolti, oltre ad assumere fino in fondo le proprie responsabilità, ha evitato a beneficio del risultato finale, di appropriarsi di risultati che sono frutto del lavoro e della generosità di tutti.
Questo ha permesso un cambio di passo superando la logica formale della conferenza di servizi, per assumere i tratti di una più efficace “amministrazione per obiettivi”.
Due esempi, fra i tanti, delle ricadute positive di questo modo di procedere: il tunnel sotto Piazza Pia a pochi metri da qua, durante la cui realizzazione sono emerse – come accade in ogni angolo di Roma – antiche e importanti vestigia romane; nella gestione ordinaria l’opera si sarebbe bloccata e ci sarebbe ancora questo avvallamento incompleto e invece il tutto si è concluso nei tempi programmati perché la sospensione è durata 10 giorni: il tempo di trasferire in altra sede le rovine rinvenute, grazie all’intesa immediata tra tutte le amministrazioni interessate.
Secondo esempio, ma l’elenco potrebbe essere lungo e mi fermo qui, è la riqualificazione della Vela di Tor Vergata: un’opera che era diventata l’immagine del fallimento delle istituzioni, addirittura faceva da sfondo per i film sulla criminalità organizzata di Roma. È stata restituita alla fruizione della comunità, vincendo ogni rassegnazione al degrado, e al tempo stesso è un’opera contemporanea di rara bellezza.
Mentre il C-130 di cui dicevo all’inizio sta per atterrare a Milano, vorrei aggiungere che certo non è compito delle istituzioni dare risposte alle domande cruciali sul senso della vita e della morte. Ma è compito delle istituzioni non spegnere quegli interrogativi e dare oggi concreta dimostrazione che possono declinarsi di fronte a sfide impegnative.
È nostra intenzione non confinare al 2025 il metodo di lavoro seguito. A marzo 2025, l’Ufficio europeo dei brevetti ha pubblicato un report in cui l’Italia figura come la quinta Nazione europea per numero di brevetti depositati e l’undicesima al mondo. Ecco quest’anno potremmo contribuire a un miglioramento del ranking nazionale depositando come nuovo brevetto il “metodo Giubileo”.
Come governo lo stiamo riproponendo nella sua essenza per affrontare tante altre sfide fino a poco fa irrisolte: penso a Caivano, e alle altre aree di degrado che ne riprendono le modalità di intervento; penso agli interventi di sicurezza e di bonifica nella Terra dei fuochi; penso all’edilizia penitenziaria, dopo anni e anni di abbandono; penso al lavoro avviato per contrastare le varie dipendenze.
Questo metodo è all’opera, io certamente al 2033 non ci arrivo, però nel 2026 come tutti sappiamo vi è l’ottavo centenario della morte di San Francesco, che vede già in programma eventi storici straordinari, come la prima ostensione pubblica e prolungata delle spoglie mortali del Santo d’Assisi e anche per questo centenario è stato istituito dal Governo un Comitato Nazionale e ci sono già le prime opere.
La vita di S Francesco è una delle risposte più complete – e lo dico dal punto di vista civile, non mi compete per lo meno non in questa sede altro profilo – alle domande profonde e laceranti che provengono dagli eventi di questo inizio anno. Anche per questo vale la pena continuare a lavorarci.
Grazie
Fonte: www.governo.it